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Nacque a Monreale
(Palermo) nel 1543. Suo padre Antonio fu mastro notaro, pretore e
arcidiacono con il fratello Antonino. A dodici anni il futuro poeta
entrò nel collegio palermitano della Compagnia di Gesù; di lì passò
a Messina continuando gli studi letterari con risultati brillanti,
che lo condussero nel 1559 a Roma per completare la sua istruzione.
Non si sa bene per quali motivi, dopo otto anni di studi e di varie
incombenze, lasciò la Compagnia e tornò nella città natale. Qui
assieme ai fratelli lottò contro alcuni creditori per l'eredità
paterna e, in seguito a oscure trame, venne accusato di complicità
in un omicidio. Dopo il carcere e la tortura, fu esiliato da
Monreale; ma vi fece ritorno nel 1576 per intercessione del conte di
Vicari. <<Quante volte Antonio Veneziano sia stato arrestato, tra il
1563 e il 1568, quale coimputato per l'omicidio di Polizzi, non
sappiamo esattamente; e il conto si perde del tutto se tentiamo di
farlo nell'arco dei trent'anni di vita dal 1563 al 1593. Il carcere,
la prigionia: ecco il vero corso e stato della sua vita>> (L.
Sciascia). Importante e l'episodio della cattura da parte dei
corsari. Viaggiando sulla nave di don Carlo d'Aragona, nel 1578
Veneziano cadde prigioniero di corsari che lo portarono ad Algeri,
dove entrò in una certa dimestichezza con Cervantes, là prigioniero
già da tre anni. Di questo incontro ci sono restate curiose
testimonianze di <<reciproca estimazione letteraria>>. Lasciò poesie
petrarchesche e quasi trecento strambotti in dialetto dedicati a una
Celia non bene identificata (La Celia), Proverbi della vena
gnomico-popolaresca, epigrammi in latino e quattro Trionfi. Concluse
la sua travagliata esistenza a Palermo nel 1593. La biografia del
Veneziano, scritta da L. Sciascia, e apparsa come introduzione a una
scelta di Ottave, a cura di A. Rigoli
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