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DOMENICO TEMPIO
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Nacque a Catania nel 1750. Dal padre,
commerciante di legnami, fu avviato agli studi nel Seminario della
sua città. Fu uno scolaro irrequieto. Già durante la prima
giovinezza si mise in vista per polemiche contro i professori, vista
la sua indole incline alla satira e al motteggio (la prima opera in
dialetto, La Truncetteide, era una parodia del Metastasio). Per non
prendere gli ordini sacri, abbandonò il Seminario e intraprese gli
studi di giurisprudenza, che dovette comunque interrompere alla
morte del padre (1775). Si avviò così, senza fortuna, al commercio,
ma la morte della moglie e vari dissesti finanziari lo ridussero via
via alla miseria. Anche la sua attività poetica, coltivata fin dalla
prima giovinezza, fu conosciuta con un certo ritardo. Fu solo nel
1789, infatti, quando aveva quasi quarant'anni, che Tempio potè dare
alla luce un Ditirammu, apparso in una Cicalata di l'anni 1789, e
letto all'Accademia degli Etnei nella sua città. Assieme a mediocri
commedie, Tempio compose poesie su vari temi, moltissime di
contenuto erotico, in diversi metri (epitalami, canzonette, odi,
epicedi), tanto in dialetto che in lingua; ma dovette attendere gli
anni 1814 e '15 per veder apparire a stampa le sue\Opere, ostacolate
in precedenza dalla censura borbonica. Mori a Catania nel 1821, in
assoluta povertà, nonostante qualche aiuto da parte di amici ed
estimatori, assistito da una serva rimastagli devota.
Le sue Opere poetiche, dopo qualche ristampa parziale nell'Ottocento e nel primo Novecento, sono apparse in tre voll., a cura di D. Cicciò a Messina nel 1968 (da questa edizione i testi qui riportati). Una cospicua antologia delle poesie ha curato C. Musumarra, Catania 1969. Le versioni sono di C. Muscetta e M.R. Massei.
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biografia 7
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