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GERONE

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 Nome di due tiranni siracusani.

 Secondogenito (478-466 a. C.) di Dinomene, combattè a Imera contro i Cartaginesi e nel 478 a. C. succedette al fratello Gelone, come tiranno di Siracusa. Un grave dissidio scoppiò allora fra G. e il fratello minore Polizelo, che teneva il comando dell'esercito e aveva sposato Damarete, vedova Polizelo si rifugiò ad Agrigento presso Terone; ma la guerra fu evitata con la mediazione di Simonide (476 a. C.). G. fondò Catania ed estese l'influsso siracusano sull'Italia meridionale. Irmo Cumani a fronteggiare gli Etruschi, la cui - marittima turbava anche l'attività commerciale di Siracusa, G. riportò nelle acque di Cuma vittoria, esaltata da Pindaro (474-473 a. Un'altra guerra fu condotta da G. contro Agrigento, Terone era succeduto il figlio Trasideo, che  fu sconfitto e scacciato. Accordò favore ai migliori intelletti del tempo, e alla sua corte ebbero onore i piu celebri poeti greci, quali Eschilo, Monide, Bacchilide. — Di modesta famiglia di Siracusa, nacque circa il 306 a. C., nel Agatocle assumeva il titolo di re; si segnalò presto nella guerra combattuta in Sicilia } da Pirro contro i Cartaginesi (278 a. C.). Dopo la fallita impresa di Pirro la Sicilia presentava tre organismi politici maggiori: l'eparchia cartaginese, il dominio Mamertino e lo Stato siracusano. L'esercito acclamò G. come proprio capo, e come tale egli fu accettato dai Siracusani con il titolo di stratego (269 a. C.); il matrimonio contratto con Filistide, figlia di Leptine, personaggio illustre, gli consolidò il potere nella città di cui , si fece tiranno .. Ma dovette creare una base militare sicura,per potere resistere alla doppia pressione egemonica dei Mamertini Agatocle) e dei Cartaginesi. Combattè contro i primi e li sconfisse al fiume Longano; sicche i Siracusani e gli alleati lo acclamarono re dei Siculi (265 a. C.) ; ma non potè prendere Messana dove per opera dei Mamertini fu .introdotto un presidio punico. Queste vicende provocarono l'intervento dei Romani, ai quali i Mamertini consegnarono Messana dopo aver scacciato i Cartaginesi (264 a. C.). Il presidio romano a essere tollerato da G., il quale si alleò con i Cartaginesi: ma avendo poi Roma mandato in Sicilia maggiori forze, G. abbandonò la lotta obbligando anche i Cartaginesi ad abbandonare l'assedio di Messana. Sotto la minaccia del console Valerio, G. concluse la pace con i Romani a dure condizioni, obbligandosi alla restituzione senza riscatto, a lasciare ai Romani o ricevute in dedizione, a pagare subito una forte somma, più un'indennità di 25 talenti  annui per 15 anni. G. rimase fedele ai patti fino alla sua morte cooperando validamente con i Romani durante la guerra punica. Morì verso il marzo 215 a. C., politica filoromana, dopo Canne, non era più gradita ai suoi familiari a cominciare dal suo primogenito, e dal suo nipote Geronimo, Il vecchio re aveva dato un periodo di benessere ai Siracusani. Fiorirono infatti sotto il suo lungo regno l'agricoltura e il commercio e visse allora Archimede, la gloria maggiore  di Siracusa . Con la morte di questo sovrano generoso, si può dire che finirono l'indipendenza della maggiore città greca della Sicilia

 

 

                                                                                   

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