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               Carretto Siciliano

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Origine e storia

- Il carretto siciliano, nato come mezzo di trasporto delle merci e delle persone, destinato poi in città principalmente all’utilizzo dei venditori ambulanti, è certamente l'oggetto più conosciuto e caratteristico dell'arte popolare siciliana. Strettamente legato alla storia economica e culturale dell'isola oggi è diventato il simbolo della Sicilia e della sua tradizione. Agli inizi del ‘900 nella sola Palermo se ne contavano più di 5.000 esemplari. Questi gioiosi e folkloristici "capolavori" si manifestano agli occhi di chi li osserva con una fantasmagorica esplosione di colori. Nelle sponde,nelle ruote, nella cassa in cui predominano il giallo, il rosso, il verde e il turchino, vi sono i colori della passione, del sole siciliano, dello zolfo, delle arance e dei limoni, delle angurie e dei ficodindia, del cielo e del mare, della lava che sgorga dell'Etna e della focosità dei siciliani. Esso rappresenta una sintesi delle civiltà mediterranee che furono presenti nell'isola. Dai motivi decorativi arabi, agli arabeschi turco-bizantini, dai costumi Greci-Albanesi, alle cianciane e alle ceramiche spagnole. Il carretto siciliano è il simbolo della creatività dell'artigiano, che pur rimanendo anonimo, esprime lo spirito creativo di tutto un popolo. Li costruiva il “carruzzeri” e poi li dipingeva il “pitturi ri carretti”. Tutto e scolpito o colorato, sopra, sotto, di lato, dentro e fuori, con soli, lune, stelle, fiori, frutta, mostri, cavalli, angeli, e figure umane. E’ una festa di figure, ornati, disegni, arabeschi, forme e colori da non potersi neanche descrivere. I “masciddari” finemente istoriati, si rifanno originariamente a raffigurazioni di religiosità popolare, con tipiche rappresentazioni riconducibili agli ex voto con il compito di esorcizzare il male. Successivamente i temi centrali diventano quelli epici cavallereschi delle gesta dei paladini di Francia ed episodi delle prime Crociate, con le figure predominanti di Orlando e Rinaldo. Figure semplici ma belle, che sembrano balzare fuori con la loro ingenuità e danzare insieme al carretto.  In occasioni di feste e sagre il carretto era addobbato con bardature, sellini pieni di sonagli, penne, frange, fiocchi e nastri d’ogni genere, mentre il carrettiere col suo caratteristico vestito in velluto nero e coppola, intonava dei canti melodici di gusto popolare. Il carretto siciliano è un’opera d’arte, in ogni singolo pezzo che lo compone.
Fino alla fine degli anni '60, di mattina presto o verso il tramonto, le sagome dei carretti si stagliavano ancora nitide sulle strade dell'isola. Oggi incontrare un carretto, tirato da un cavallo o un mulo, per le vie della città o per le strade, è una rarità; pur tuttavia durante qualche festività a carattere folkloristico ne possiamo ammirare addobbati, dipinti a vivacissimi colori e con lustre bardature montate sul cavallo. Ogni carretto, quindi e ormai gelosamente custodito dai pochi e fortunati proprietari che lo possiedono.

Le qualità di legnami adoperate nella costruzione sono: il noce per la corona ed il mozzo delle ruote, per le sponde e per i travetti più sollecitati da sforzi; il frassino per le razze ed i piuoli; il faggio per le mensole e le stanghe; l'abete per tutto il resto.L'ossatura è completata da una serie di piccoli pezzi in metallo

                                                                  

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