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                  il Monastero di S.MARIA

                                  de nemore clauso(Paternò)

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Nei pressi di Paternò, in territorio fra i feudi di Licodia e di S. Nicolò l'Arena (oggi Nicolosi), la regina Eleonora, ritiratasi a vivere nel casale La Guardia dopo la morte del consorte Federico II d'Aragona, fondò nel 1340 il monastero di S. Maria de nemore clauso (= del bosco chiuso), che affidò ai fraticelli dell'ordine mendicante della Povertà, ai quali, con privilegio della regina Elisabetta del 12 gennaio 1341, fu pure concesso nella città di Catania un piccolo casamento come infermeria; l'atto di fondazione venne poi convalidato nel 1347 dall'infante Giovanni duca di Pegnafiel, vicario generale del Regno.

Il convento, del quale secondo l'attestazione del De Grossis fu primo priore il frate Guglielmo Maugeri, godeva di numerose immunità e di privilegi : nel 1341 il re Pietro II d'Aragona gli concesse l'esenzione dalla gabella della molitura, e tale concessione si trova rinnovata in un diploma del 9 novembre 1342 del re Ludovico. Ma, in effetti, i benefici erano più ampi di quel che non sia dato di ricavare dalle fonti; certo, il monastero possedeva terre coltivate a grano per godere dell'esenzione sulla molitura, e disponeva di villani e di bestie per l'attività agricola.

Tuttavia, i fraticelli non occuparono a lungo il piccolo eremo, chè, giunta in Sicilia notizia della proscrizione dell'ordine da parte della Santa Sede, decisa fin dal 1311 dal Concilio di Vienne «ob impia dogmata)), i monaci mendicanti furono allontanati dal convento, che, verso il 1369, venne trasferito ai padri benedettini di S. Agata di Catania. Anche questi, però, non soggiornarono a lungo nel cenobio, che, abbandonato nel marzo del 1378 per l'insalubrità dell'aria, venne aggregato, con atto di reintegrazione di Artale Alagona, allora vicario generale del Regno, al monastero di Novaluce.

Ciò, almeno, stando alla cronologia dell'Amico; ma il Cimaglia, che scriveva un quarantennio più tardi, trascura di citare la breve permanenza dei benedettini di S. Agata e riferisce che nel 1378 Artale Alagona, avvalendosi del diritto di patronato feudale sul convento, ne scacciò i padri mendicanti e ne dispose l'aggregazione al convento dei certosini di Novaluce. Successivamente (4 settembre 1405), il monastero venne reso suffraganeo dell'abbazia di S. Nicolò l'Arena.

Si trovava in questo stato quando, il 9 novembre 1408, la lava dell'Etna lo incendiò e distrusse dalle fondamenta.

                                                          

                                                  

                                         

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