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                                 IL CONVENTO DELL ANNUNZIATA

                                 (Paternò)

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Fino a tutto il XVII secolo esistette sulla collina, al centro dell'antico abitato, fra il castello e il piano della chiesa di S. Maria dell'Alto, un convento di suore benedettine, realizzato nella casa donata, insieme coi propri beni, da Geltrude di Sanfilippo, il 10 luglio 1350, ad alcune moriache ch'erano state allontanate dal monastero di S. Vito.

Oltre che delle rendite sulle proprietà della pia donatrice, le religiose beneficiavano di numerosi proventi, che confermano le prospere condizioni del convento: fra l'altro, godevano di una assegnazione di quattro barili annui di tonno, che il Senato di Palermo, per disposizione del febbraio 1438 del re Alfonso I d'Aragona, corrispondeva sulle rendite delle tonnare di S. Giorgio e Solanto, e di un censo di dodici onze annue sul patrimonio dei Moncada, istituito per atto in not. Giulio di Pasquale del 24 marzo 1504; possedevano inoltre vaste tenute e beneficiavano di censi e rendite soggiogatorie.

A stare all'attestazione di un contemporaneo, il Guglielmini, il monastero «per quanto era bellissimo di mole, altrettanto era vago di stucchi, marmi, oro e pitture>>, e tale descrizione corrisponde all'altra del Burgos, che definisce «pulcherrima» la costruzione ; ciò lascia presumere che nel corso degli anni le monache benedettine abbiano ingrandito l'originario edificio, ornandolo di una fastosa decorazione plastica e cromatica.

Il terremoto dell' 11 gennaio 1693 rase al suolo le antiche fabbriche e con esse cancellò tanta dovizia di architettura. Ma a quell'epoca già da alcuni decenni il convento era stato abbandonato dalle suore benedettine, le quali, temendo di rimanere isolate nel loro eremo sul colle per via della ormai irreversibile espansione dell'abitato verso la sottostante pianura, si erano trasferite nel 1662 nel grandioso monastero realizzato per le clarisse a fianco della chiesa di S. Barbara.

Cosi i ruderi del convento e della chiesa, avviluppati pian piano dagli sterpi, rimasero sull'alta rupe basaltica a tramandare nel tempo la tragica testimonianza della loro vicenda, finchè anch'essi ebbero fine.

                                                                                                  

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