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                                            NASCITA DEL SICILIANISMO

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Scomparso Alfonso, si spegne ogni favilla di politica nazionale, e la Sicilia imbocca la via lunga e mortificante del viceregno spagnolo, durato fino al 1713. Questo lungo periodo di dominio spagnolo costituisce il momento centrale e più importante della storia moderna del paese, perchè in questi secoli si sono venuti configurando e consolidando in strutture che in seguito dovranno apparire indistruttibili, la società siciliana e il carattere del popolo. Nella corrente periodizzazione della storia di Sicilia questo periodo è compreso tutto nei limiti cronologici del Medioevo siciliano; e ciò perchè il baronaggio resta il protagonista reale della vita sociale e politica, e il possesso della terra continua a costituire la base unica del prestigio sociale, e pertanto dell'autorità politica e morale. Le ragioni di ciò non sono tuttavia soltanto economiche, e non vanno neppure individuate soltanto nel carattere e nelle vicende della monarchia spagnola: chè esse sono prevalentemente ragioni morali. E' appunto in questi secoli che il baronaggio acquista quel monopolio morale del sicilianismo , che gli consentirà fino a tempi molto recenti di trascinare dietro una politica che interpreta solo i suoi interessi, la coscienza confusa e immatura di una nazione» siciliana; di fatto è esso, il baronaggio. di fronte alla monarchia spagnola come più tardi di fronte a quella borbonica, la nazione siciliana.

In concreto, questo. sicilianismo è la difesa ostinata del privilegio in ogni suo aspetto. come gelosa cura delle autonomie e delle consuetudini cittadine, e come rispetto legalistico di tutti quei diritti particolari che il barone è riuscito ad ottenere o ad usurpare: e questo privilegio è, nel linguaggio corrente di giuristi e di politici, la «libertà siciliana. La monarchia spagnola non ha fatto nulla per rompere questa struttura sociale e morale che si viene rapidamente consolidando, non certo con Carlo V per il quale l'isola è incidentale base di manovra per la preservazione della monarchia universale e per il quale ogni pretesto è buono per nuove imposizioni fiscali (per una grossa somma di denaro egli graziava un barone condannato a morte come parricida e neppure con Filippo II il cui assolutismo incide solo sulla superficie esterna della vita siciliana. senza toccarne le profonde molle economiche. La monarchia spagnola non ha trovato nell'isola forze sociali nuove, e non ha fatto nulla per agevolarne la crescita; nè poteva riuscirci con una cieca politica fiscale e centralizzatrice che dispone d'una compatta burocrazia ma ignora del tutto le tendenze più aperte dello sviluppo economico.

D'altra parte, la rivoluzione dei prezzi, scatenata dall'immissione di enormi quantità di oro e argento dalle miniere americane (sec. XVI-XVII), trova il paese in piena crisi, e ne esaspera quindi la decadenza: con la conquista del potere politico nelle città, era cessato nel baronaggio lo stimolo alle colonizzazioni e allo sviluppo economico delle loro terre, mentre veniva crescendo con la vita cittadina il lusso e il fasto nelle dimore e nell'abbigliamento che la recente nobiltà spagnola aveva portato in Sicilia. E' il periodo in cui Palermo acquista il volto che le è rimasto caratteristico, di città fastosa e aristocratica. il cui splendore poggia sul servilismo parassitario di una vasta plebe urbana incline a generose idee democratiche presto annegate da essa medesima nel sangue del suo capo il moto di (Giuseppe d'Alesi del maggio 1647). ed è invano contrastata nella legittima aspirazione al primato da Messina, la cui prosperità aveva una base tanto più reale, e che non esitò a dar rifugio al vicerè e a sostenerlo quando, come nel caso di Ugo Moncada 1516, era costretto a lasciare Palermo, che era ormai divenuta la roccaforte del baronaggio. Lontano dalla terra. il barone cede le proprietà in fitto a intermediari: e vien fuori cosi la figura del nuovo protagonista della vita agraria siciliana, il gabellotto, che frantuma irrazionalmente in piccoli e spesso piccolissimi appezzamenti le grandi tenute preso a fitto per aggiustarli allo scarso capitale (per lo più solo di strumenti e di braccia ) del misero fittavolo e si arricchisce del lauto margine che egli ricava dando al minuto quel che ha preso all'ingrosso. La terra però è tenuta ora in maniera precaria, con fitti di breve durata perchè consentono al gabellotto di correggerli a suo vantaggio in un periodo di prezzi in ascesa vertiginosa), da mani povere, senza capitali e senza credito, in un paese in cui peraltro le banche sono in mano di mercanti stranieri (catalani e genovesi e in cui l'usura domina ogni contratto in denaro (e ne son vittime tanto la finanza locale quanto quella regionale: mentre, con vicenda analoga al resto dell'Europa, qui però non equilibrata da alcun effetto positivo. l'estensione dell'allevamento del bestiame spinge baroni e borghesia agraria a corrodere, attraverso l'usurpazione, le terre su cui le antiche comunità avevano diritto di pascolo e legnatico, aggravandone il disagio e ancorandole per secoli all'esasperata rivendicazione di diritti arcaici. La miseria dell'entroterra, in cui vige ancora la frammentarietà di condizioni di mercato proprie dell'età feudale che l'azione centralizzatrice della monarchia non è riuscita ad infrangere per la solidarietà tra baronaggio e nuova borghesia rurale e la resistenza di entrambi alla pressione fiscale, inceppa l'industria artigianale su posizioni sterili, ed essa perderà presto si pensi alla sua branca più prospera. la serica) ogni prospettiva di sviluppo in senso moderno quando la nobiltà e la grossa borghesia cittadina di professionisti e l'alto clero ne avranno constatato l'incolmabile arretratezza tecnica e di gusto rispetto ai prodotti esteri . D'ora in poi si esporterà materia prima per importanti manufatti , e nell'isola l' industria di tipo domestico si fermerà alla fabbricazione dei prodotti più grossolani.

 

                                                                                                     

                                                                                                    Fatto storico 5

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