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Il
Presepe Siciliano
In
Sicilia l'arte presepiale pur risentendo degli influssi della
scuola napoletana, specialmente per quanto riguarda
l'ambientazione - riproduzione di scene di vita quotidiana in
paesi e con personaggi isolani - e talvolta la tecnica -
manichini in legno e fil di ferro con vesti di stoffa - presenta
tuttavia diversi caratteri originali variabili a seconda delle
provenienze geografiche. Quattro sono le aree dove in
particolare si sviluppa un artigianato presepiale fortemente
caratterizzato: i territori di Palermo, Siracusa, Trapani e
Caltagirone. A Palermo e nel siracusano, dove l'apicultura è
molto diffusa, fin dal '600 si usa la cera per plasmare statuine
di Gesù Bambino e poi interi presepi. In quest'arte si
distinguono i cosiddetti "Bambinai" che operavano a Palermo
nella zona della chiesa di San Domenico tra il '600 e il '700;
tra loro un caposcuola fu Giulio Gaetano Zumbo del quale si può
ammirare un presepe al Victoria and Albert Museum di Londra e
Giovanni Rosselli ricordato da una sua opera al Museo Regionale
di Messina nonché Anna Fortino, Giacomo Serpotta e Anna La
Farina. I Bambinelli sono di fattura raffinata, impreziositi da
accessori d'oro e d'argento, ieratici nell'espressione
e
rappresentati con una croce in mano. Nel '800 sono rinomati i "cerari"
siracusani che producono presepi interi o Bambinelli
dall'espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un
agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di
fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro
(scarabattole). Tra loro eccellono Fra' Ignazio Macca, del quale
si conservano alcuni presepi nell'eremo di San Corrado a Noto e
nel Museo Bellomo di Siracusa e Mariano Cormaci ricordato dal
presepe in cera a grandezza naturale sito nella grotta di
Acireale. Notevole anche il presepe conservato nel palazzo
Vescovile di Noto, che rappresenta uno spaccato di vita
contadina, composto da 38 figure inserite nel paesaggio dei
monti iblei. A Trapani per la fattura dei presepi si utilizzano
materiali nobili e soprattutto il corallo, da solo, come in
epoca rinascimentale, o insieme all'avorio, alla madreperla,
all'osso, all'alabastro e alle conchiglie, nel periodo barocco e
rococò, quando alla composizione centrale della Natività fanno
corona architetture in stile d'epoca dove si rappresentano scene
fantasiose e simboliche. Splendidi esemplari quelli esposti ai
musei Pepoli di Trapani e Cordici di Erice. A Caltagirone, città
produttrice di ceramiche fin dal '500, i presepi sono realizzati
in terracotta e rappresentano come cornice alla Natività, scene
di vita contadina e pastorale animate da personaggi tipici di
quella civiltà come il pastore che dorme, lo zampognaro, il
venditore di ricotta o il cacciatore. La migliore produzione
qualitativa di presepi in terracotta policroma si ebbe tra la
fine del '700 e la prima metà dell'800 con la bottega dei
fratelli Bongiovanni, Giuseppe e Giacomo e con il nipote
Giuseppe Vaccaro eccellente artista. Tuttavia già agli inizi del
'700 operavano artigiani rinomati come i "santari" Branciforti e
Margioglio che contribuirono ad imporre Caltagirone anche come
"Città del presepe". Più in genere nell'intero territorio
isolano ebbe grande diffusione a partire dal '600, il presepe
costruito con la tecnica usata nella produzione di statue
d'altare: statuine in legno rivestite di stoffe immerse in un
bagno di colla per renderle rigide e dai colori brillanti. Tra i
più noti presepisti del genere il caposcuola Salvatore Matera,
il Nolfo, il Ciotta, i Pisciotta e i Tipa. |