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                                    VESPRI SICILIANI

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VESPRI SICILIANI (o Vespro siciliano).

Con questa denominazione viene indicato il fatto di sangue da cui prese le mosse la sollevazione dei Siciliani contro i Francesi di Carlo I D'Angiò. L'episodio avvenne il 31 (o 30) marzo 1282 davanti alla Chiesa di Santo Spirito in Palermo, allorchè un soldato francese, un certo Drouet, fu ucciso per la villania usata nei confronti di una donna che usciva dal vespro; ne seguì una caccia generale ai Francesi della città.

Il fatto, rivelatore di uno stato d'animo nei confronti del dominio e del comportamento degli Angioini, provocò contro questi l'insurrezione generale della Sicilia (i Francesi furono scacciati da Messina fra il 15 e il 28 aprile), insurrezione che già covava negli animi per il concorrere di varie cause: oltre alle vessazioni fiscali, il trasferimento della capitale a Napoli e, soprattutto sentito dalla nobiltà isolana, il cambiamento di dinastia dagli Svevi agli Angioini stessi. In questa situazione si inserirono gli interessi degli Aragonesi (con Pietro III d'Aragona) e dei Bizantini (con Michele VIII  Paleologo), appoggiati da Venezia, che si collegarono per contrastare i disegni egemonici di Carlo I D'Angiò sul Mediterraneo orientale. Carlo era invece sostenuto da Filippo III di Francia e dal papa Martino IV. Ne seguì una guerra ventennale, la cosiddetta guerra del Vespro.

Pietro III d'Aragona, imparentato con gli Svevi per aver sposato Costanza II, accettò la corona di Sicilia (I di Sicilia) e dopo che nel giugno i Messinesi, guidati da Alaimo da Lentini, avevano vittoriosamente contrastato gli Angioini, conquistò l'intera Isola (agosto-ottobre 1282). Pietro fu appoggiato politicamente da Giovanni da Procida e militarmente da Ruggiero di Lauria, grazie al quale potè respingere gli attacchi della flotta angioina. Le ostilità continuarono anche dopo la morte dei protagonisti: Michele morì nello stesso 1282; Carlo, Filippo e Pietro nel 1285. A quest'ultimo succedette il figlio Giacomo (I di Sicilia).

Questi però, cinta nel 1291 la corona d'Aragona, lasciò le sorti della guerra al fratello Federico, che a sua volta si trovò a dover contrastare lo stesso fratello, volto a trattative con gli Angioini e con il papa Bonifacio VIII (1295). Nel 1296 Federico fu incoronato re (II di Sicilia) da un'assemblea di feudatari. Le sue sconfitte subite per mare per opera dell'ex alleato Ruggiero di Lauria (a Capo d'Orlano nel 1299; a Ponza nel 1300), ma, nello stesso tempo, le sue vittorie conseguite per terra (a Falconara nel 1299), indussero le parti a trattare la pace che fu conclusa a Caltabellotta il 31-VIII-1302, con la quale a Federico II veniva assegnata la Sicilia, che assumeva il nome di Regno di Trinacria. Alla morte di Federico l'isola sarebbe ritornata agli Angioini

 

                                                                                                     

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